La soluzione finale

LA “SOLUZIONE FINALE”

A un mese dall’inizio delle operazioni in Unione Sovietica, il numero due del Reich, Hermann Göring, inviò una direttiva al capo dei servizi di sicurezza, Reinhard Heydrich, incaricandolo di organizzare una “soluzione finale“ della questione ebraica in tutta l’Europa occupata o controllata dalla Germania.

A partire dal settembre 1941 gli ebrei tedeschi furono costretti a portare ben visibile, cucita sugli indumenti o su una fascia da tenere al braccio, una stella gialla; nei mesi seguenti decine di migliaia di ebrei furono deportati nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate. Fu poi la volta delle deportazioni nei campi di concentramento (Lager), alcuni 6-settembregià esistenti prima della guerra, altri appositamente costruiti a partire dal 1941, soprattutto in Polonia, e adibiti alla funzione di campi di sterminio. Vi confluirono gli ebrei provenienti non solo dai ghetti vicini (300.000 dal solo ghetto di Varsavia), ma anche da tutti i paesi europei occupati dai nazisti.

Bambini, vecchi e tutti gli inabili al lavoro venivano condotti direttamente nelle camere a gas; gli altri invece erano costretti a lavorare in officine private o interne ai campi e, una volta divenuti inadatti alla produzione per le terribili fatiche e privazioni subite, venivano eliminati.

Auschwitz_children_MEGALa maggior parte delle deportazioni ebbe luogo tra l’estate e l’autunno del 1942, dopo che nel gennaio dello stesso anno erano stati precisati (nella conferenza di Wannsee, presso Berlino) i termini della soluzione finale. I casi di resistenza alle deportazioni furono rarissimi. Nell’aprile del 1943 gli ultimi ebrei di Varsavia tentarono di opporsi alla polizia, entrata nel ghetto per la retata finale, ma furono massacrati nel corso degli scontri, che si protrassero per tre settimane.

Il caso della stella gialla: gli ospiti dei lager furono distinti in tre categorie:

  1. I criminali ( con triangolo verde);
  2. I politici ( con triangolo rosso);
  3. Gli ebrei ( con la stella ebraica rossa e gialla).

v LE DEPORTAZIONI

Benché le deportazioni creassero problemi di ordine politico, amministrativo e logistico in tutta l’Europa, anche nei paesi governati da regimi collaborazionisti, come la Slovacchia e la Croazia, si procedette al rastrellamento degli ebrei da deportare nei campi di sterminio. Il governo collaborazionista francese di Vichy emanò direttive antisemite ancor prima che vi fosse una richiesta tedesca in tal senso.

Una certa riluttanza a collaborare con i nazisti nella soluzione finale fu dimostrata dal governo ungherese e da quello rumeno, sino a quando godettero di un margine di autonomia (1944). La Bulgaria si rifiutò di consegnare i propri cittadini ebrei ai tedeschi. Nella Danimarca occupata, la popolazione si impegnò per mettere in salvo i compatrioti ebrei, imbarcandoli verso la neutrale Svezia e sottraendoli così alla morte.

In Italia il governo fascista, che pure aveva spontaneamente introdotto leggi “a difesa della razza”, rifiutò di collaborare con l’alleato nazista fino al 1943, quando, dopo l’armistizio dell’8 settembre nell’Italia centrale e settentrionale occupata dai tedeschi, si instaurò il governo della Repubblica sociale italiana. Molti ebrei italiani furono internati in centri di raccolta, come quello di Fòssoli, vicino a Carpi, e poi avviati ai campi di sterminio: frequenti ma isolati furono gli episodi di resistenza civile o militare che ostacolarono l’attuazione delle direttive governative.

I beni dei deportati (conti bancari, proprietà immobiliari, mobili, oggetti personali) furono sistematicamente confiscati dal governo tedesco.

v I CAMPI DELLA MORTE

Il trasferimento nei campi di sterminio avveniva generalmente in treno. La polizia pagava alle ferrovie di stato un biglietto di sola andata di terza classe per ciascun deportato: se il carico superava le mille persone, veniva applicata una tariffa collettiva pari alla metà di quella normale. I treni, composti da vagoni merci sprovvisti di tutto, persino di buglioli e prese d’aria, viaggiavano lentamente verso la destinazione e molti deportati morivano lungo il tragitto.

auschwitzLe destinazioni più tristemente famose, fra le tante, furono Buchenwald, Dachau, Bergen-Belsen, Flossenbürg (in Germania), Mauthausen (in Austria), Treblinka, Auschwitz-Birkenau (in Polonia). Quest’ultimo era il più grande tra i campi di sterminio; vi trovarono la morte circa due milioni di ebrei, molti dei quali furono prima usati come cavie umane in esperimenti di ogni tipo. Per una rapida eliminazione dei cadaveri, nel campo furono costruiti grandi forni crematori. Nel 1944 il campo fu fotografato da aerei da ricognizione alleati a caccia di obiettivi industriali; i successivi bombardamenti eliminarono le officine, ma non le camere a gas.

v EFFETTI DELLA SHOAH

Al termine della guerra si poté calcolare che nei campi di sterminio avevano trovato la morte più di sei milioni di ebrei, oltre a slavi, rom, omosessuali, testimoni di Geova e comunisti. Nel dopoguerra il ricordo della Shoah ebbe un peso essenziale nella formazione di un ampio consenso attorno al progetto di costituire in Palestina uno stato ebraico che potesse accogliere i sopravvissuti alla tragedia: il futuro stato di Israele, che nacque nel 1948, sulla base di un piano dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che prevedeva la formazione di due stati, uno ebraico e uno arabo, sui territori della Palestina.

Oggi sangue e violenza sono all’ordine del giorno e stanno trasformando la Palestina in uno scannatoio e sulle macerie, morali e materiali, si posa la colomba della cosiddetta “pace possibile”.  .
Società civile e pluralismo politico sono praticamente inesistenti, destabilizzati sia dal blocco del processo di pace e dalle difficoltà economiche derivate, sia dal contesto politico di repressione: la libertà di espressione e di stampa è sempre più limitata, gli esponenti dell’opposizione vengono arrestati arbitrariamente, i diritti dell’uomo sono sistematicamente violati. Un possibile miglioramento si potrebbe raggiungere solo con molta fatica; sarebbe necessario creare un nuovo governo, separare le autorità, indire libere elezioni, lottare contro la corruzione. Le riforme in ambito politico trovano molta resistenza e la situazione è ben lontana dal ricordare lontanamente il concetto di democrazia (il Parlamento dov’è?).

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